Gli appassionati di meteo ricorderanno sempre l’inverno eccezionale del gennaio 1985, quando un’ondata di freddo estremo, considerata tra le più significative nella storia meteorologica italiana, colpì il Paese, specialmente il Nord Italia e le aree interne dell’Italia Centrale. Le temperature toccarono livelli storici, con valori minimi che sfiorarono i -30°C in alcune zone della Val Padana e -23°C a Firenze. Le intense nevicate, che seguirono il gelo, completarono il quadro di un evento atmosferico memorabile per estensione e intensità, accompagnando le cronache di quei giorni con scenari straordinari e temperature estreme.
L’inizio dell’ondata di gelo: i primi giorni di gennaio 1985
L’ondata di gelo del gennaio 1985 iniziò con l’ingresso di aria artica tra il 4 e il 5 gennaio, portando un marcato abbassamento delle temperature in buona parte del Nord Est, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche. Si trattò di un’irruzione artica di grande impatto, con le prime nevicate in pianura e il crollo delle massime, che per la prima volta rimasero sotto lo zero in numerose città italiane.
In questa fase iniziale, le temperature in diverse località registrarono valori minimi impressionanti: Bolzano -5°C, Torino -7°C, Cuneo -8°C, Milano -6°C, Bologna -7°C, Genova -2°C, e Firenze -3°C. Questo freddo intenso colpì maggiormente il Nord e il Centro Italia, mentre al Sud Italia le temperature si mantennero più elevate, con massime ancora superiori a 15°C in alcune aree, come Reggio Calabria che registrò ben 15°C.
Le rigide temperature montane e il freddo diffuso in Europa
Le vette alpine e appenniniche, spesso protagoniste in situazioni di gelo, videro crolli termici estremi: il Passo Rolle segnò -19,9°C, il Monte Paganella -21,4°C e il Monte Cimone -20°C. Anche a livello europeo, l’ondata di freddo fece sentire i suoi effetti, con temperature glaciali: Helsinki registrò -24°C, Mosca toccò i -20°C, Varsavia -14°C, mentre nelle città dell’Europa centrale e settentrionale i valori negativi si diffusero con ampia intensità, come Parigi con -8°C e Francoforte con -12°C.
Gelo storico nei giorni 11-12 gennaio: minimi senza precedenti
Successivamente, l’11 e 12 gennaio si verificarono le temperature più basse di quell’evento freddo, e forse dell’intero dopoguerra. Dopo le nevicate dell’8 e 9 gennaio, l’aria fredda si stabilizzò, creando le condizioni ideali per il cosiddetto “effetto albedo”: la neve al suolo rifletteva la radiazione solare, mantenendo le temperature incredibilmente basse per più giorni consecutivi. In molte località si toccarono minimi storici, mai registrati fino ad allora.
Tra le temperature più significative di quei giorni si registrarono -19,4°C a Ferrara, -19,0°C a Piacenza, -18°C a Forlì e Rimini, e -21,4°C a Firenze, dove la temperatura minima arrivò a toccare i -23°C. In Toscana, questo valore rimane uno dei record assoluti di freddo. La Piana del Fucino nell’Abruzzo segnò il drammatico record di -26,5°C, rappresentando uno dei punti di maggiore gelo di quell’inverno.
Le minime storiche del 12 gennaio: l’Italia nel congelatore
Il 12 gennaio 1985, una serie di località italiane registrarono minimi ineguagliabili, in particolare al Nord Italia e nelle vallate interne dell’Italia Centrale. Il termometro scese a -18,7°C a Ferrara, -18,4°C a Piacenza e Brescia, -19°C in alcune aree della pianura, mentre nel Centro Italia si toccarono valori estremamente rigidi, come i -26,5°C nella Piana del Fucino, i -22°C a L’Aquila e i -20°C a Rieti. Questi valori furono un punto di riferimento per gli inverni successivi, difficilmente raggiunti anche negli episodi di freddo del febbraio 2012.
Anche i centri urbani risentirono dell’ondata di freddo: Milano toccò i -14°C, Torino e Cuneo registrarono rispettivamente -13°C e -8°C, mentre Venezia e Padova scesero fino a -15°C. Il freddo si estese anche al Sud Italia, dove località come Napoli videro temperature di -2°C, mentre Potenza e Campobasso scesero fino a -9°C e -6°C.
La neve intensa successiva all’ondata di freddo
Al termine di questi giorni di gelo record, l’arrivo di nuove perturbazioni portò abbondanti nevicate al Nord Italia. Tra il 13 e il 14 gennaio, un’intensa ondata di precipitazioni innevò le principali città settentrionali e parte delle regioni centrali. Città come Milano, Torino, Bologna e Venezia furono coperte da un manto nevoso eccezionale, che conferì un aspetto quasi surreale alle città e alle campagne.
L’inverno del 1985 rimane quindi nella memoria meteorologica italiana come uno dei periodi più estremi degli ultimi decenni, con condizioni di gelo e neve che hanno segnato record difficilmente replicabili. L’Italia si trovò nel “congelatore” naturale di un’ondata artica eccezionale, che restò impressa nelle cronache per le sue caratteristiche straordinarie e per la sua capacità di coprire con la neve vaste aree del Paese, dal Nord Italia fino al Centro e in parte anche al Sud.