Meteo: venti siberiani sull’Italia, un evento raro. I tempi di ritorno

Federico De Michelis
6 Min tempo di lettura

 

L’inverno del 1963 è stato uno degli eventi meteorologici più estremi mai registrati in Europa, dove il gelo proveniente dalla Siberia ha portato un’ondata di freddo intensa e duratura. Questo fenomeno rappresenta un raro esempio di “gelo siberiano” che si è spinto a latitudini insolite e con temperature eccezionalmente rigide, influenzando pesantemente il clima in diverse nazioni europee. Fenomeni di questo tipo sono particolarmente rari, soprattutto con il cambiamento climatico che sembra dilatare i tempi di ritorno delle ondate di freddo estremo.

 

La genesi del gelo siberiano in Europa

L’origine di questo gelo è legata alla vastità del territorio della Russia, che si estende su ampie aree di latitudini boreali e temperate. In inverno, il territorio russo accumula enormi masse di aria fredda, innescando condizioni di gelo intenso che interessano gran parte dell’Emisfero Nord. La Siberia, in particolare, costituisce una delle riserve naturali di freddo più potenti del pianeta: vaste distese di terra esposte per mesi a temperature rigide, in assenza di influenze oceaniche significative, si raffreddano rapidamente raggiungendo valori molto bassi.

Durante il freddo inverno del 1963, un’inversione dei venti ha spinto questa massa gelida verso l’Europa, causando un abbassamento repentino delle temperature su vaste aree. Questo fenomeno meteorologico estremo ha avuto un impatto significativo, soprattutto nel Nord Europa e nelle regioni interne dell’Europa Centrale, con temperature che hanno raggiunto valori impressionanti per la loro intensità e durata.

 

 

L’inverno del 1963: gelo e nevicate record

Un esempio emblematico di queste condizioni meteorologiche estreme è rappresentato da ciò che accadde in Inghilterra. La neve arrivò copiosa durante le festività natalizie, culminando in un intenso blizzard che il 26 dicembre 1962 colpì Londra. Le nevicate furono particolarmente abbondanti, come dimostrato dai 90 cm di neve accumulati a Windsor. Dopo una breve tregua, il gelo tornò con forza a partire dal 10 gennaio e fino al 20 gennaio il Tamigi, nella zona di Londra, risultava in gran parte ghiacciato, trasformando la città in un paesaggio quasi artico.

 

Il 21 gennaio le temperature a Londra registrarono -2°C, ma nelle campagne circostanti si arrivò fino a -6°C. Le piogge, cadendo su un terreno già gelido, resero molte strade inaccessibili a causa dello strato di ghiaccio che si formava al suolo, creando serie difficoltà nel trasporto e nella mobilità.

In Danimarca, la situazione fu simile, con temperature costantemente sotto lo zero per oltre due settimane e l’entrata in funzione dei rompighiaccio sulle coste.

In Olanda, il freddo estremo portò le temperature fino a -20°C il 18 gennaio, isolando interi villaggi a causa dell’accumulo di neve. L’isolamento delle aree rurali rese particolarmente complessa la gestione dell’emergenza e richiese l’intervento di mezzi specializzati per ripristinare i collegamenti.

Anche l’Austria fu colpita da un’ulteriore picchiata delle temperature: a Salisburgo si registravano -17,2°C, a Vienna -12,2°C, mentre nei giorni precedenti i termometri segnarono addirittura -27°C a Salisburgo e -28°C a Innsbruck. Le temperature avrebbero raggiunto nuovamente valori inferiori ai -20°C.

L’Europa dell’Est non fu immune da queste condizioni di gelo estremo. Il Danubio, il secondo fiume più lungo d’Europa, era completamente ghiacciato a Budapest, con uno spessore di ghiaccio che raggiungeva i 10 cm. In Ungheria, simili condizioni di gelo non si vedevano dal 1956, mentre a Belgrado la neve arrivò a uno spessore compreso tra i 50 e gli 80 cm, quasi isolando la città. Le difficoltà nel mantenere operative le infrastrutture di trasporto furono enormi, rendendo necessario un impegno eccezionale per garantire i servizi essenziali.

Nel frattempo, a Mosca il 21 gennaio venne registrata la temperatura minima del mese: -28,9°C, con una massima di -23,9°C. Durante tutto gennaio 1963, le temperature a Mosca non superarono mai i -5°C, confermando la severità di un inverno che rimarrà nella storia del meteo russo.

 

L’impatto del gelo in Italia

L’Italia sperimentò anch’essa un clima rigido, con l’Italia settentrionale che registrava temperature molto basse accompagnate da nebbie gelate. Tuttavia, un contrasto sorprendente si osservava tra il Nord Italia, soggetto al gelo, e l’estremo Sud, dove località come Reggio Calabria e Catania godevano di un clima relativamente mite, con temperature massime di 16°C e 17°C rispettivamente.

Sul Centro-Nord le temperature restavano rigide nonostante il sole, a causa del vento secco e gelido proveniente da Nord-Est. In Pianura Padana, la situazione fu resa ulteriormente complessa dalla presenza di una fitta nebbia gelata che paralizzava la mobilità e portava alla chiusura dell’aeroporto di Milano. In alcune località del Basso Piemonte e dell’Emilia, i termometri scesero fino a -15°C, accentuando il disagio nelle aree urbane e rurali. Le Alpi sperimentarono una leggera tregua dal gelo più intenso, ma le temperature in pianura continuarono a rimanere particolarmente basse.

Anche il Centro Italia vide un abbassamento delle temperature rispetto ai giorni precedenti, e l’intera Penisola continuava a risentire dell’impatto del vento freddo di origine siberiana. Nel Tavoliere delle Puglie caddero abbondanti nevicate, mentre il freddo intensificato dal vento rendeva difficili gli spostamenti e rendeva l’atmosfera particolarmente pungente.

 

I tempi di ritorno e il rischio futuro

Eventi di questo tipo, che riportano alla memoria le condizioni meteorologiche estreme di un tempo, sono rari ma non impossibili.

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