
Durante il mese di novembre abbiamo osservato un radicale cambiamento nella circolazione atmosferica europea, con la formazione di potenti aree di alta pressione sull’Europa. Nelle regioni settentrionali si è registrata la cessazione di piogge abbondanti che avevano caratterizzato il periodo precedente, portando a record storici di precipitazione. È iniziata una fase di siccità di cui è difficile prevedere la fine. Tuttavia, siamo di fronte a una svolta: il prossimo inverno potrebbe portare a uno stravolgimento delle correnti atmosferiche.
Abbiamo già evidenziato più volte il ruolo del Vortice Polare come regolatore delle ondate di gelo invernali. Senza approfondire le dinamiche che ne determinano la crisi, sappiamo che un vortice polare debole tende a favorire vigorosi scambi di masse d’aria lungo i meridiani, causando sia ondate di freddo che ondate di calore. Con l’avvicinarsi dell’inverno, le differenze di temperatura tra le due tipologie di ondate si accentuano. In un contesto di cambiamento climatico, queste alternanze possono verificarsi in rapida successione, come sta accadendo in parte dell’Europa in questi giorni. Ad esempio, in Francia, si sono registrati aumenti di temperatura di 20 °C in poche ore, in zone che avevano appena sperimentato neve record.
Questi fenomeni non sono isolati all’emisfero boreale. Nell’emisfero australe, ad esempio, si sono verificati episodi simili in Sud America, Sudafrica e Australia, tutti riconducibili ai cambiamenti climatici. L’anno scorso, situazioni analoghe sono state osservate in Cina, Giappone, India e in alcune aree degli Stati Uniti d’America e della Russia europea. Tuttavia, quando questi eventi non interessano l’Italia, tendono a passare inosservati, dando la falsa percezione che freddo e neve non torneranno più, specialmente nelle regioni italiane abituate a inverni rigidi e moderatamente nevosi.
Non possiamo affermare con certezza che quest’inverno porterà ondate di gelo eccezionali, ma rispetto all’anno scorso e agli ultimi 15 anni, osserviamo una configurazione della circolazione atmosferica più favorevole al passaggio di aria fredda sull’Italia.
Gli eventi recenti, osservati già a novembre, e le proiezioni dei modelli matematici per le prossime due settimane confermano questa possibilità, non che avremo il Burian subito, però, ma il freddo più che altri anni. Anche i modelli matematici stagionali delineano uno scenario simile, verso eccessi di caldo e freddo. Tuttavia, per il mese di dicembre, le precipitazioni potrebbero essere scarse al Nord e, in generale, nel resto d’Italia, anche perché in alcune aree ci dovrebbero essere i picchi stagionali.
Questo scenario rientra nel più ampio contesto del cambiamento climatico. Spesso, quando si parla di ondate di gelo, si leggono affermazioni secondo cui un inverno rigido, o addirittura un solo evento di freddo, smentirebbe il riscaldamento globale. Purtroppo, il tema è diventato controverso, condizionato da idealismi politici e interessi economici. Tuttavia, la scienza dimostra chiaramente che i cambiamenti meteo sono il risultato delle attività umane e dell’eccessiva emissione di CO2 nell’atmosfera.